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Chrysalidocarpus lutescens, una pianta per combattere l’inquinamento domestico. E altri consigli per contrastare l’inquinamento indoor.

Tra i posti più inquinati al mondo figurano gli edifici, luoghi in cui si spende normalmente la maggior parte del tempo. Si parla in questo caso di inquinamento indoor.
In casa o negli uffici le fonti di inquinamento sono numerose e tra le principali si annoverano materiali da costruzione, impianti di riscaldamento e condizionamento, pitture murarie, vernici e pavimenti, arredi, prodotti per la pulizia quali detersivi e insetticidi, impianti elettrici, elettrodomestici.
Tutti questi materiali e utensili nel tempo rilasciano diverse sostanze dannose che si concentrano nell’aria. Esempi sono CO2, CO, NH3, ossidi di azoto (NOx), ossidi di zolfo (SOx), formaldeide, radon, composti organici volatili, toluene e benzene.

Photo by Jachan DeVol on Unsplash

Cosa fare per porvi rimedio?

Favorire un ricambio d’aria costante è sicuramente un rimedio di facile applicazione e che arreca risultati rapidi ed efficaci.
A questa buona pratica è possibile aggiungerne delle altre che possono sensibilmente migliorare la qualità dell’aria e ridurre la quantità di composti nocivi a cui ci si espone. Una di queste è la riduzione dell’uso di detersivi chimici i quali contengono additivi molto inquinanti.
Ai comuni detersivi è spesso possibile sostituire prodotti più naturali presenti in commercio o fabbricarne qualcuno a casa, senza rinunciare alla praticità di utilizzo e alla qualità ed efficacia che si desidera. Inoltre sostenere aziende che progettano i loro prodotti in modo da risultare a basso impatto, offre un segnale forte al mercato dei consumi e favorisce il suo orientamento verso tale direzione.
Per chi ha la fortuna di poter progettare la propria casa, è possibile scegliere di utilizzare nella costruzione materiali eco-compatibili nonché ridurre l’uso di sostanze chimiche e dove possibile sostituirle con scelte maggiormente ecologiche.
Un esempio banale è quello di preferire delle vernici naturali a quelle sintetiche.
Esempi di aziende che hanno scelto prodotti più naturali sono Solas  e Durga.
Inoltre numerose sono le piante in grado si assorbire sostanze nocive. Tra queste figura l’Areca o Chrysalidocarpus lutescens. La NASA ha dimostrato come questa pianta sia in grado di assorbire xilene e toluene.
Si tratta di una palma perenne originaria del Madagascar e di alcune isole della Tanzania.

Call to action: consigli per coltivarla

I semi di questa pianta vanno interrati nei vasi definitivi in autunno in un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali; vanno mantenuti ad una temperatura intorno ai 20°C fino alla primavera successiva e in luogo molto luminoso.
Una volta ottenuta la piantina si consiglia di travasarla su un buon terriccio universale bilanciato per la crescita. Per migliorare il drenaggio dell’acqua si raccomanda di porre sul fondo del vaso della sabbia di fiume.
Il terreno inoltre va mantenuto costantemente umido evitando allo stesso tempo il ristagno dell’acqua nel sottovaso; gli esperti inoltre raccomandano di vaporizzare con acqua distillata le fronde sia in inverno che in estate.
La temperatura ideale per la crescita è tra i 20° e i 25°. Si consiglia di porre la pianta in un luogo esposto alla luce solare ma non ai raggi diretti del sole, ad esempio vicino ad una finestra.
Da aprile a settembre si consiglia di aggiungere del concime all’acqua delle annaffiature, almeno ogni 15-20 giorni (meglio se contiene: Azoto (N), Fosforo (P), Potassio (K), Ferro (Fe), Manganese (Mn), Rame (Cu), Zinco (Zn), Boro (B), Molibdeno (Mo)).
Si raccomanda di usare dei vasi alti poiché le radici tendono a crescere in verticale, eliminare le foglie morte e tagliare le punte delle foglie rinsecchite.
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