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Conoscere la straordinaria complessità delle foreste potrebbe aprire la strada a nuovi modi per salvarle

Sottoterra esiste un mondo meraviglioso eppure invisibile agli uomini, ragione per cui spesso si pensa alle foreste come a semplici ripetizioni di alberi, invece c’è molto di più.


Fonte foto: http://www.technologystudent.com/joints/forests1.html
 

Le foreste coprono il 30% circa della superficie del pianeta.

Gli alberi “parlano”

Alcuni ricercatori hanno dimostrato che gli alberi sono in grado di comunicare tra di loro attraverso le loro stesse radici o sfruttando il micelio, un complesso di radici sotterranee estremamente articolate appartenente ai funghi presenti sul terreno. Il micelio connette alberi della stessa specie o di specie diverse.

Questa comunicazione avviene tramite lo scambio di numerose molecole tra cui carbonio, azoto, fosforo, acqua, segnali di difesa, composti allelochimici e ormoni.

Secondo le ricerche portate avanti gli alberi più anziani nutrono, attraverso il micelio, gli alberi più giovani, prediligendo gli alberi figli agli altri.

E proprio queste connessioni aumenterebbero la possibilità di sopravvivenza degli alberi giovani e dunque la capacità di resilienza dell’intera foresta. Ciò che viene fuori da questi studi è un quadro molto complesso ed estremamente fitto di interconnessioni il cui scopo è garantire la sopravvivenza stessa della foresta.

Se si abbattono gli alberi più anziani di una foresta, dunque questa perde il suo equilibrio, con il risultato che gli alberi sono più esposti a infezioni, insetti e malattie.

Un esperimento effettuato su piccoli appezzamenti ha dimostrato che tagliando gli alberi in modo consapevole, ovvero preoccupandosi di mantenere gli alberi più anziani e rigenerando la diversità a livello di specie e genotipi, le reti presenti sottoterra si riprendono abbastanza velocemente.

Per questo pare che tagliare in modo intelligente e lasciare che la biodiversità si ripristini, potrebbe essere una soluzione ai problemi legati alla deforestazione. Così facendo le alterazioni di questi ecosistemi verrebbero minimizzate e si darebbe alla natura tempo e modo di guarire sé stessa da sola.

Perché le foreste sono così importanti?

L’anidride carbonica (CO2) è un gas serra e come tale si lascia attraversare dai raggi solari diretti verso la Terra ma riesce a trattenere il calore emesso dalla superficie terrestre, dall’atmosfera e dalle nuvole. Come è noto la CO2 rilasciata nell’atmosfera è in gran parte responsabile del riscaldamento globale.

Uno dei compiti svolti dalle foreste è quello di assorbire la CO2.

Le foreste ospitano l’80% degli alberi e degli animali che vivono sulla Terra e offrono ad essi uno spazio in cui trovare rifugio, insomma una casa.

Cause del processo di deforestazione

I motivi che spingono l’uomo ad intervenire su una foresta sono quasi sempre di natura economica. Si decide di deforestare quando

  • Si vuole destinare il suolo all’agricoltura
  • Si decide di utilizzare gli alberi per ricavare legname e prodotti di carta
  • Si decide di allargare una città che si trova ai margini di una foresta
  • Si vuole fare spazio ad animali e fattorie

Conseguenze della deforestazione

  • Gli alberi uccisi non assorbono più CO2 anzi quando vengono tagliati la emettono
  • Diminuisce la biodiversità: si stima che da 4 a 6 mila specie della foresta pluviale si estinguono ogni anno
  • 2 miliardi di persone trovano rifugio e nutrimento nella foresta e la deforestazione mette in pericolo la loro sussistenza ed esistenza
  • Diminuisce la piovosità: gli alberi sono in grado di assorbire l’acqua delle piogge e successivamente rilasciarla. In seguito al processo di traspirazione degli alberi si originano le nuvole, le quali una volta raggiunto il punto di massima condensazione danno origine alla pioggia. Si crea in questo modo un ciclo per cui l’umidità delle foreste è sempre alta e la vegetazione fiorisce. A livello della foresta Amazzonica questo ciclo coinvolge 20 miliardi di tonnellate di acqua ogni giorno

Possibili soluzioni alla desertificazione

Le foreste pluviali sono presenti nella fascia equatoriale, mentre a 30 gradi di longitudine nord e 30 sud nascono i deserti.  


Fonte foto: http://www.acegeography.com/lw—distribution.html
 

Alcuni scienziati hanno notato che esiste un’eccezione a questa distribuzione nella zona a forma di quadrilatero che include Buenos Aires e San Paolo, località che dovrebbe essere desertica e invece non lo è. Questa osservazione ha portato a formulare l’ipotesi che le foreste siano in grado di richiamare acqua dagli oceani. Sulla foresta infatti c’è un alto tasso di nuvolosità, cosa che non si verifica sul mare. I ricercatori credono che la foresta richiami l’acqua che l’oceano rilascia nell’aria e che questo meccanismo, velocizzando il transito di aria sulla superficie degli oceani, impedisca ad esempio la formazione degli uragani.

Si stima che vengano tagliati 36 alberi al minuto e si è calcolato che 1/3 delle emissioni di carbonio potrebbero essere risolte piantando alberi.

L’ipotesi finale portata avanti da alcuni scienziati è che se potessimo impiantare alberi nel deserto potremmo recuperare queste aree, invertire il clima e contrastare il surriscaldamento globale.

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Bibliografia

https://www.youtube.com/watch?v=Ic-J6hcSKa8

https://www.ted.com/talks/antonio_donato_nobre_the_magic_of_the_amazon_a_river_that_flows_invisibly_all_around_us#t-1283454

https://www.youtube.com/watch?v=vpTHi7O66pI

https://www.ted.com/talks/emma_marris_nature_is_everywhere_we_just_need_to_learn_to_see_it#t-10579

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